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Giugno 12, 2026

L'improvvisazione come competenza strategica

Dalla musica all’azienda, dalla leadership all’intelligenza artificiale. Improvvisare non è sinonimo di anarchia

Nel linguaggio comune, improvvisare ha spesso una connotazione negativa. Rimanda all'idea di arrangiarsi, di agire senza preparazione, di muoversi senza una direzione precisa. Lo diciamo anche nel linguaggio quotidiano, “una soluzione improvvisata”, “un professionista improvvisato”, come se l’improvvisazione fosse sinonimo di approssimazione. 

Eppure, nelle organizzazioni che operano in contesti ad alta imprevedibilità, la capacità di improvvisare bene rappresenta un vantaggio competitivo reale. E la distinzione tra improvvisazione e pressapochismo è tutt’altro che sottile. 

L'improvvisazione efficace non è l'assenza di metodo, ma la sua espressione più sofisticata. Richiede un repertorio solido di competenze, la capacità di leggere i segnali dell'interlocutore e di prendere decisioni in tempi ristretti. Richiede ascolto, presenza e, come insegna la tradizione del jazz, una grammatica condivisa dentro cui osare. Solo chi padroneggia le regole può permettersi di piegarle al momento giusto. Lo sa bene chi lavora su piattaforme che cambiano ogni giorno, gestisce richieste fuori agenda, conduce colloqui complessi o tratta con interlocutori imprevedibili. In questi contesti, improvvisare è più una strategia adattiva. E come tale va coltivata. 

Come si dice nel mondo del jazz, e come ha fatto eco Stewart Copeland, batterista dei Police: se fai un errore, rifallo, rifallo finché non ne cogli l'intenzione nascosta. La maggior parte delle innovazioni, del resto, nasce proprio da lì, da un imprevisto trasformato in opportunità grazie alla prontezza di chi sapeva come rispondere. 

Tutto questo e molto altro, da David Bowie a Miles Davis, dalla leadership alla AI, è stato approfondito all’interno della quarta puntata di Agrodolce, il podcast di Bea Media Company, agenzia di comunicazione che si occupa di narrazione strategica d’impresa. Nel corso della puntata Roberto Ravagnani, Partner di Key2people, dialoga con Silvia Romanelli e Christophe Romeo Berthomme Kerleau, rispettivamente Creative Strategist e Chief Operating Officer di Bea Media Company.

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