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Settembre 13, 2022

L'ambiente è il primo megatrend di crescita globale

Nino Tronchetti Provera, fondatore di Ambienta sostiene che "per trasformare le imprese serve concretezza, non soltanto la gestione di tematiche Esg. Le aziende in cui investiamo vanno dalle due alle quattro volte meglio rispetto al settore in cui operano”.

Nel 1991 scrisse una tesi di laurea, “Il business ambientale. Minacce e opportunità per le aziende”, in cui c’era già tutto. «La chiesi al docente di Ragioneria 2 della Luiss, perché agli altri professori non interessava. L’ambientalismo allora veniva visto come una minaccia per l’industria, mentre ora è un tema che la risolve», racconta Nino Tronchetti Provera, 54 anni, fondatore di Ambienta, società di gestione risparmi che in 15 anni ha investito un miliardo di euro in 53 aziende dedicate alla sostenibilità con operazioni di private equity, attività cui successivamente si sono aggiunti tre fondi aperti, rivolti a clienti istituzionali e privati, per un totale di 700 milioni in gestione.

Suo malgrado, in questi anni Tronchetti Provera è stato testimone della miopia di governanti e imprenditori: «A un certo punto - spiega - il mondo si è reso conto di aver dimenticato una variabile della crescita, ovvero quella ambientale. Il pianeta non è in grado di digerire l’inquinamento proveniente da 100 trilioni di economia legati ai business tradizionali. Non parlo solo di carbone e petrolio, ma di pulizia dell’aria, smaltimento della plastica, qualità del cibo e di tematiche relative alla biodiversità. Se la specie umana non vuole scomparire deve piano piano convertire l’economia in modo sostenibile». Per il finanziere, infatti,  «le priorità sono molteplici ma alcune evidenti, come ad esempio l’eliminazione del carbone e della plastica non riciclabile, l’obbligo di led per risparmiare energia, gestire professionalmente la risorsa acqua e salvaguardare le foreste».

Per Tronchetti Provera questo è «il mestiere delle aziende e la scommessa della mia vita. Si tratta di colorare il cibo in modo naturale, produrre vernici a base acqua, progettare valvole che facciano consumare meno energia e costruire palazzi con meno cemento. Le aziende capaci di soddisfare i bisogni umani, con modelli di business che abbiano un senso economico ma anche una migliore attitudine nel risparmiare risorse naturali o nell’inquinare di meno, nel tempo cresceranno più delle altre e conquisteranno quote di mercato». Per il Founder and Managing Partner di Ambienta il futuro è in mano a tecnici capaci: «A chi mi chiede se studiare management ambientale, rispondo: “No, non perdere tempo”. Abbiamo bisogno di chimici, che facciano una chimica moderna e più verde e di architetti, che costruiscano in maniera più ecologica, insomma di concretezza ambientale».

Quello ambientale, legato alla sostenibilità, visto con l’ottica del finanziere è «il più grande megatrend di crescita odierno, tanto è vero che le imprese in cui investiamo crescono tra le due e le quattro volte più veloci del resto del settore in cui operano». Tutto questo, precisa Tronchetti Provera, «non c’entra nulla con i temi Esg, che non riguardano il cosa si fa ma il come, ovvero se un’azienda, al di là di quello che produce, applica principi sani sull’impatto ambientale, sulle risorse umane e sulla governance. Paradossalmente, peggiore è la situazione Esg di un’impresa e più se ne può aumentare il valore. La confusione tra quello che un’azienda fa e come lo fa è la principale causa di “green washing”, per cui oggi tanti soldi arrivano ai grandi fondi che non investono nei veri campioni ambientali. Teoricamente anche un’impresa che produce bombe nucleari potrebbe essere in testa alle classifiche Esg. Nella confusione generale i grandi fondi se ne approfittano, e i soldi atterrano poco sui problemi veri. Ma nel tempo gli investitori capiranno». 

Tronchetti Provera ci racconta che quando il finanziere deve decidere su quale azienda investire parte dalla scienza: «Servono degli ingegneri - rivela - per capire se si tratti di un’impresa realmente attrice di cambiamento. È pieno di business di biomasse, organic food, biofuel e idrogeno, che non sono davvero ambientali. Il rischio in questo caso è di entrare in un’azienda che vive di incentivi e poi non riesce ad andare avanti negli anni. L’altro aspetto da guardare è la solidità finanziaria, la qualità del management e solo a quel punto i temi Esg. Sulle donne, per esempio, non conta se sono presenti nel board come figurine, ma se hanno ruoli da top manager. Sul personale, è rilevante quanto un’azienda ha speso di più negli ultimi cinque anni. Sull’energia, quanta ne ha risparmiata. Insomma, più delle policy contano i numeri».

Con questa strategia Ambienta ha acquisito 53 aziende, di cui una ventina sono ancora in portafoglio, con una durata di impegno che va dai 3 ai 5 anni. «Un’azienda rimasta indietro sui temi Esg si può convertire in poco tempo - garantisce Tronchetti Provera - soprattutto se si guarda agli aspetti concreti. Noi studiamo un’impresa da fuori per mesi per capire come lavora, quali siano i margini di miglioramento, se eventualmente unirla ad altre ditte o in quali mercati esteri conviene entrare. Le nostre aziende sono tutte basate in Europa, ma fatturano in 148 Paesi del mondo». Qui si aggiunge un modello concreto, utile a comprendere meglio le attività di Ambienta nel settore di riferimento: «La Safim di Modena, per esempio, produceva valvole con 150 dipendenti; in 3 anni è cresciuta e ora vende al più grande produttore di trattori americano, John Deere, al posto di Bosch. A parità di perimetro della fabbrica è stata raddoppiata la produzione con premi, mensa, summer camp e partnership con la parrocchia. Con Nactarome invece abbiamo acquisito 10 piccole realtà in Europa che fanno coloranti naturali e le abbiamo integrate».

E se guarda fuori dalla finestra cosa vede il finanziere? «Chiaramente questo tipo di aziende risente dell’andamento dell’economia mondiale. Fuori c’è la tempesta perfetta, tra inflazione, guerra, pandemia, crisi europea e africana. Mi aspetto un po’ di recessione globale, meno spese per auto elettriche e cibo bio, tagli delle politiche verdi e dunque un rallentamento del settore. Nel lungo periodo però i business ambientali crescono più degli altri e la gran parte di questi si può fare senza investimenti pubblici. In tal senso sarebbe utile che il Pnrr venisse concentrato su dissesto idrogeologico, efficientamento della rete idrica e infrastrutture come strade, autostrade e ferrovie». 

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